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Novità giuridiche dal 5 al 9 ottobre 2026
CRISI D’IMPRESA
Cassazione civile n. 26297 – Subentro del curatore fallimentare nel contratto di locazione
L’art. 80 l. fall. (oggi art. 185 CCII) prevede un subentro automatico del curatore fallimentare nell’ipotesi in cui sussista un semplice contratto di locazione immobiliare nel quale la società fallita abbia assunto la veste di locatore. Tale norma non riguarda invece, in quanto tale, la fattispecie più complessa caratterizzata da un possibile collegamento negoziale tra il contratto di (sub)locazione e il contratto di leasing avente ad oggetto il medesimo immobile (contratto di leasing nella specie sciolto dal curatore del fallimento). In questa prospettiva è compito specifico del giudice del merito accertare i presupposti di operatività degli istituti coinvolti in ragione del dedotto collegamento tra il leasing e il contratto di locazione o sublocazione immobiliare, tenendo conto delle pattuizioni negoziali e delle regole civilistiche che presidiano il possibile venir meno del contratto (in particolare l’art. 1595 co 3 c.c.).
PENALE D’IMPRESA
Cass. Pen. n. 35590/26 – Fallimento e costituzione di parte civile del singolo danneggiato nel giudizio per bancarotta fraudolenta
In tema di bancarotta fraudolenta, parte offesa è la generalità dei creditori, rappresentata dal curatore ex art. 240 L.Fall. Il singolo creditore può tuttavia costituirsi parte civile quando agisca quale persona danneggiata del reato per il risarcimento di un danno subito a titolo personale, distinto da quello arrecato alla massa dei creditori e non riconducibile alla mera perdita o al mancato soddisfacimento del credito.
Nel caso di specie, il legale rappresentante di una società era stato indotto dall’imputato, direttore generale della società fallita, a corrispondere a una società riconducibile all’imputato somme che avrebbero dovuto essere destinate alla fallita. La società, costituitasi parte civile, sosteneva quindi di avere subito, in conseguenza della condotta contestata, un danno reputazionale e d’immagine.
Cassazione penale n. 35494 - Bancarotta fraudolenta documentale
In tema di bancarotta fraudolenta documentale, è manifestamente illogica la sentenza d’appello che rigetta la richiesta dell’imputato di acquisire i verbali di perquisizione e sequestro delle scritture contabili, disposti in altro procedimento a suo carico, sul solo rilievo che egli, in quanto destinatario del provvedimento, avrebbe potuto produrli. Dalla mancata produzione non si può infatti dedurre con certezza che il sequestro non sia avvenuto. Poiché l’indisponibilità forzata delle scritture, dovuta a un sequestro penale, è decisiva per escludere il dolo specifico, il giudice d’appello deve disporre la rinnovazione dell’istruttoria ai sensi dell’art. 603 c.p.p., così da giungere a una decisione affidabile “oltre ogni ragionevole dubbio” e nel rispetto della presunzione di non colpevolezza (art. 27 Cost.).
Cassazione penale n. 35593 – Pene accessorie fallimentari e patteggiamento
In tema di bancarotta fraudolenta, il patteggiamento di una pena detentiva non superiore a due anni preclude l’applicazione delle pene accessorie, anche se obbligatorie per legge, e quindi anche delle pene accessorie fallimentari.
L’art. 445 c.p.p. costituisce infatti norma processuale speciale a carattere generale e prevalente sulle singole disposizioni penali incriminatrici che prevedono l’applicazione obbligatoria di pene accessorie a seguito di condanna.
LAVORO
Cass. Civ. sez. unite n. 26356/2026 – Natura retributiva delle quote t.f.r. e conseguente legittimazione del lavoratore ad agire nei confronti del datore insolvente
La questione oggetto di contrasto riguardava la natura retributiva o previdenziale degli accantonamenti del t.f.r. che, ai sensi dell'art. 1, commi 755 e ss. della L. n. 296/2006, i datori di lavoro con almeno 50 dipendenti devono versare al Fondo di tesoreria. La qualificazione incide sull’individuazione del soggetto legittimato ad agire nei confronti del datore insolvente:
Le Sezioni Unite accolgono la prima tesi e affermano che le quote di t.f.r. non versate al Fondo di tesoreria hanno natura di crediti retributivi del lavoratore nei confronti del datore di lavoro. Quest’ultimo mantiene la titolarità passiva dell’obbligazione e non può essere considerato un mero adiectus solutionis causa.
Cass. Civ. sez. unite n. 26355/2026 – Privilegio ex art. 2751-bis c.c. per i crediti derivanti dal mancato versamento dei contributi a carico del lavoratore
Quando il datore di lavoro insolvente omette di versare i contributi destinati a un fondo pensione complementare, la natura del credito – e il relativo trattamento concorsuale – dipende sostanzialmente dalla sua fonte. In particolare, vanno distinti:
Secondo le Sezioni Unite, solo i primi due conservano natura retributiva e sono quindi assistiti dal privilegio ex art. 2751-bis co1 c.c. I contributi datoriali hanno invece natura previdenziale e, in caso di mancato versamento, costituiscono crediti chirografari.
REATI TRIBUTARI
Cassazione penale n. 35293 – Particolare tenuità
La cassazione ribadisce l’orientamento ormai consolidato secondo il quale la circostanza attenuante di cui all'art. 62 n. 4 cod. pen. non è applicabile ai reati tributari poiché tali illeciti non sono annoverabili tra quelli che offendono il patrimonio. Invero, i reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto non sono posti a tutela del patrimonio dello Stato ma dell'interesse, di rango costituzionale, all'osservanza dell'obbligo dei cittadini di concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
FISCALE
Cassazione civile n. 26251 – IVA di gruppo
Il pegno delle azioni della società controllata concesso dalla società controllante a un terzo non esclude l’applicabilità del regime speciale dell’Iva di gruppo qualora, nonostante il formale spossessamento delle azioni, la società controllante continui a esercitare liberamente e sostanzialmente, in virtù di un accordo intervenuto con il creditore pignoratizio, il diritto di voto inglobato nelle azioni concesse in pegno nell’assemblea della società controllata.
Corte costituzionale, sent. n. 160/2026 – Legittimazione dell’imprenditore minore sovraindebitato all’impugnazione diretta delle cartelle di pagamento
In tema di riscossione delle imposte, l’art. l’art.12, comma 4-bis lett. d) DPR n. 602/1973 consente la diretta impugnazione del ruolo e della cartella di pagamento che il contribuente assume invalidamente notificata quando dall'iscrizione a ruolo possa derivargli un pregiudizio “nell'ambito delle procedure previste dal Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza” (CCII). Secondo la Corte costituzionale, tale disposizione va interpretata nel senso che l’imprenditore minore sovraindebitato è legittimato all’impugnazione immediata già a seguito dell’instaurazione della fase stragiudiziale dinanzi all’Organismo di composizione della crisi (OCC), preparatoria della domanda di concordato minore o di liquidazione controllata. Non è dunque necessario il previo deposito della domanda giudiziale. Grava sul contribuente l’onere di dimostrare l’avvio della fase dinanzi all’OCC, la condizione di sovraindebitamento e l’incidenza pregiudizievole del debito iscritto a ruolo sulla regolare conclusione della procedura.
PRIVACY
Garante Privacy – Tracking pixel nelle e-mail: adeguamento entro il 29 ottobre 2026
Entro il 29 ottobre 2026 aziende, piattaforme e newsletter devono adeguarsi alle Linee guida del Garante sui tracking pixel nelle e-mail. Si tratta di immagini invisibili che rilevano l’apertura dei messaggi e raccolgono dati sul comportamento degli utenti, spesso a loro insaputa.
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